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ASPETTI
DEL TERRITORIO E VITA RURALE NEI COMUNI DI MOLVENA E MURE NEGLI
"ATTI PREPARATORI" DEL CATASTO AUSTRIACO (1826)
tratto da "QUADERNI STORICI 1" - Dicembre 1990 - A cura
dell'Amministrazione Comunale di Molvena
a cura di Giovanni Nicolli
SISTEMI
DI COLTIVAZIONE - BESTIAME - FORAGGI - BOSCHI
Riferisce la delegazione di Molvena che "nel colle quasi
tutta la terra è di difficile coltivazione: nel piano presso
a poco la metà è buona, l'altra molto cattiva da lavorarsi.
Vi risentono in generale le terre dell'umidità e quando v'ha
asciutto la massima parte diventa durissima, cosicché nell'uno
e nell'altro degli estremi non sopporta né l'aratro né
il lavoro della zappa. Da quattro a sei bovi d'ordinario si impiegano
per l'aratro, né altre bestie per tal uopo s'adoprano. L'estensione
di terra che si ara in un giorno è di un campo e un quarto
al più. In luogo dell'aratro non si usa mai la vanga nel
piano, ma solo nel colle alto e pendente, che si riduce però
a piccolo tratto. Si usa anco per le piccole ortaglie...".
In
quel di Mure "la pianura è tutta aratoria con viti
ed arbori, la collina è per sette decimi circa coltivata
aratoria e con albori e viti, e l'altro decimo circa è coltivato
a prato stabile pur con albori e viti, e l'altro decimo circa è
coltivato parte castagnile, parte a legna dolce e parte sterile...
Quattro sono i buoi che si attaccano all'aratro... Con tal mezzo
in un giorno si ara un campo vicentino... La vanga non viene mai
da nessuno usata, che solo in qualche piccola quantità di
collina troppo decliviosa viene usato il così detto zappone,
ossia zappa ogn'anno ma è di tanta poca entità che
non merita farsi calcolo...".
Gli
attrezzi erano in genere insufficienti ed inadeguati, tanto che
il Secco, circa quarant'anni dopo, chiamava ancora gli aratri usati
dai suoi conterranei "aratri di Cincinnato".
In
ambedue i comuni la rotazione agraria risulta sconosciuta e "non
si lasciano i terreni mai in riposo...". Commenta la delegazione
censuaria di Molvena: "Forse ne dipenderà dalla piccola
possidenza in cui trovasi questo territorio e dal bisogno dell'agricoltore...".
Dato
il limitato numero di capi bovini, scarseggiava il concime animale
e per restituire in parte ai terreni quello che un troppo intenso
sfruttamento toglieva loro, si praticava il sovescio, interrando
con l'aratura trifoglio o lupini; nei prati si spargeva la fuliggine
o il gesso, che però veniva considerato nocivo al bestiame.
Il
quale bestiame a Mure scarseggiava per ben due terzi, consistendo
solo in "pocchi buoi per l'aratro, pochi cavalli, mulli
e asini da somma e pocche vacche d'allievi, e da frutto... Si mantiene
coi prati, coi pascoli, foglie e pasture ed anche coi trifogli seminati
negl'aratorj".
Anche
il paese di Molvena risultava povero di bestiame, "anzi
quello occorrente all'aratro si compra quasi tutto altrove e per
lo più procedente dal Tirolo".
I
foraggi, stante la situazione zootecnica, sono sufficienti a Molvena,
addirittura eccedenti a Mure, dove - interessante annotazione -
"vengono consumati dai pastori montani che si portano colle
loro pecore in paese ai pascoli invernali".
Lo
"stramatico" da lettiera nel piano si otteneva
"con le paglie de' frumenti e gli stelli delle piante del
sorgo", in collina soprattutto grazie alle foglie cadute
dagli alberi e dalle viti, nonché da quelle raccolte nei
boschi, che sono quasi tutti di privati. I boschi di proprietà
comunale risultano in pessimo stato e affittati, quindi per i "terrieri",
cioè i residenti, non esiste diritto alcuno di legna, né
di foglie, né di pascolo.
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