| |
ASPETTI
DEL TERRITORIO E VITA RURALE NEI COMUNI DI MOLVENA E MURE NEGLI
"ATTI PREPARATORI" DEL CATASTO AUSTRIACO (1826)
tratto da "QUADERNI STORICI 1" - Dicembre 1990 - A cura
dell'Amministrazione Comunale di Molvena
a cura di Giovanni Nicolli
PRODOTTI
AGRARI PRINCIPALI
Nel
territorio dei due comuni predominava - allora come adesso - la
coltura promiscua; ciò per la necessità di produrre
cereali, foraggi e soprattutto uva, che costituiva il prodotto più
importante della zona.
Secondo
i calcoli dello Scarpa, nel comune di Molvena, la coltivazione della
vite nella prima metà dell'Ottocento veniva praticata su
ben 888,9 ha, pari a 9/11 dell'intera superficie agraria e forestale,
computabile in 1120,7 ettari; la troviamo presente nei tipi dell'ARATORIO
ARBORATO VITATO, del PRATO ARBORATO VITATO, del PASCOLO ARBORATO
VITATO e persino dell'ARGINE ARBORATO VITATO: dovunque insomma ci
fosse uno spazio da sfruttare, la vite veniva coltivata e fatta
oggetto di "somme cure".
"Le
uve in generale sono tutte nere e seppure ve n'hanno di bianche,
ciò é nel colle... Si ritiene che sia un sesto circa
bianca e l'altra nera... La bianca s'apprezza un quinto meno della
nera. Esse sono il prodotto più ragguardevole del paese e
su cui vien fatto il maggior fondamento... Il vino viene venduto
qualche pocco a Bassano e la maggior parte nei Sette Comuni".
Oltre
all'uva si producono frumento, granoturco, legumi, fieno, foglia
di gelso, legna da ardere, e frutta, cioè castagne e marroni,
fichi, mele e pere.
Tra
i prodotti troviamo elencata anche la foglia di gelso, indispensabile
all'allevamento dei bachi da seta. La bachicoltura, una delle poche
risorse delle famiglie contadine, registrò un grande sviluppo
a partire dal 1830 e nonostante l'imperversare della pebrina o atrofia
parassitaria che entrò in provincia di Vicenza nel 1856,
e di altre malattie dei bachi, mantenne una grande diffusione nella
nostra zona praticamente fino all'inizio del secondo conflitto mondiale.
Tranne
pochi marroni e frutta, che si smerciavano al tradizionale mercato
di Bassano, gli altri generi si consumavano in paese, "bastando
appena alla sussistenza degli abitanti...".
Come
produttrice di frutta la zona pedemontana ha sempre goduto una solida
reputazione, se anche il poeta padovano Carlo Dottori (1618-1685)
nel suo poema eroicomico "L'asino" (III, 33), facendo
la rassegna dei soldati pedemontani che al comando del "capriccioso
Galliano" militavano sotto la bandiera di Ecelino il Monaco
alla battaglia di Carmignano (1189), assegna loro per vettovaglie
"pome e pere", alludendo in ciò all'abbondanza
di frutta dei nostri paesi:
"Le genti di Masone e d'Angarano
di Mure, di San Giorgio, e di Molvena,
...............................................................
han ronche in mano, e a fianco il costoliere,
e per lor vettovaglie han pome e pere...".
Stranamente le due delegazioni non fanno menzione, tra i vari tipi
di frutta, delle ciliege, mentre il Maccà afferma, a proposito
di Molvena: "Il monte, e le colline abbondano di frutti
di ogni genere, e di ottima qualità; di marroni, castagne,
ed olive. Le ciliegie sono il prodotto più distinto di questa
villa e per la qualità, e per la quantità...".
E ancora il Dottori, continuando la rassegna delle milizie pedemontane:
"
Seicento
le ciriege avean lasciato,
che allor pendeano dolci, e colorite...".
E
con la frutta ci si avvia di solito.., alla fine del pranzo.
|
|